17-07-2002

 

TELEMACOPATIA

 

- Ovvero l'arte del ‘televolo’ -

 

Lo ammetto, uno dei miei piu' folli (e forse irrealizzabili) progetti e' quello di dar vita ad un cortometraggio di almeno 15 minuti totalmente privo di dialoghi ed imperniato solamente su incroci di sguardi, ammiccamenti, piccolissimi gesti, maliziosi sottintesi, movimento peculiare di mani ed occhi, insomma, un libero sfogo del cosiddetto "linguaggio del corpo". E' una delle mie teorie: il gesto inteso come supremo bilanciamento di una moltitudine indefinita di sensazioni, in bilico tra amore ed odio, gioia e dolore, ammirazione e stupore, sorpresa ed indifferenza. Il gesto come simbolo di sintesi nel riassumere cio' che non puo' essere riassunto in nessuna altra forma, a cominciare dalle parole. Vi siete mai chiesti quanti verbi, soggetti e complementi, per non parlare dei sinonimi, dobbiamo usare per arrivare a descrivere anche un solo gesto, sebbene di durata brevissima?........... Il "linguaggio del gesto" e' l'unico tipo di linguaggio attuabile con le nostre parti del corpo (mani, occhi, bocca ad esempio) e rappresenta un non-so-che' di primitivo che affascina l'individuo e ci pone in una condizione di totale dipendenza da essa. Starei ore ed ore a "conversare" dinanzi ad un amico od ad una ragazza, dichiarando, previa conversazione, "illegale", "fuorilegge" la parola, come "arma" di dialogo, appunto perche' si tratta di una "non-conversazione", conversazione che risulterebbe sicuramente ancora piu'  profonda e stimolante rispetto ad altre di tipo, diciamo, ordinario. Il silenzio qui viene inteso come atto impagabile di accordo tra due persone, che non hanno bisogno di alzare la voce o di sussurrarsi parole d'amore per esprimere un dialogo,

bensi' daranno vita ad un serratissimo gioco di "movimento del corpo" a cui verranno interposti lunghi, ma non imbarazzanti silenzi, affinche' l'uno possa tuffarsi  nello sguardo e nei pensieri dell'altro.

Questa e' l'arte del "televolo", ovvero la "telemacopatia", l'arte d'intesa reciproca "no-word-needed" di Telemaco Pepe, sorta di incrocio tra la telepatia ed esplorazioni ad libitum del (e sul) nostro subconscio.

A tal proposito ricordero' un episodio tratto da un libro, "How many years from now", l'autobiografia recente di Paul McCartney. Egli in pratica raccontava di come, durante (e dopo) una fumata di un certo tipo, riusciva ad "entrare in contatto con John (Lennon)" e della straordinarieta' della cosa, dell'incredibile capacita' d'intesa tra i due grandi ex-Beatles. McCartney sottolineava il fatto di come tra lui e Lennon vi fosse una sorta di telepatia, "lui che guarda me ed io che guardo lui" come se l'uno entrasse nella mente dell'altro. Assolutamente fantastico.

Ecco, io intendo proprio questo tipo d'intesa, costruita su sguardi reciproci di infinita durata, occhi fissi, concentrazione altissima sporadicamente interrotta da voli pindaricia assolutamente "devianti" fino al secondo prima "imprevisti".

 

Questa e' la "telemacopatia".

 

E questo e' Telemaco Pepe.

 

 

 

            UN ANTESIGNANO DEL LINGUAGGIO DEL GESTO

 

Chi potrebbe meglio ricoprire la figura di "antesignano del linguaggio del gesto" se non il grande Michelangelo Antonioni.

Il suo capolavoro "Blow-Up" e' dimostrazione suprema di come i gesti e le movenze dell'individuo o la macchina da presa che focalizza una determinata e significativa

immagine siano piu' importanti di un soggetto o di una sceneggiatura, cosi' come il gesto, come elemento espressivo, supera la parola come forma d'espressione. E, proprio tornando al discorso di prima, quanto mai potranno essere traducibili in parole od in versi, se mai dovessimo spiegarle, le immagini di alcuni dei piu' famosi film di Antonioni, uno su tutti: "Zabriskie Point"?...

 

 

TELEMACO PEPE

 

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