23-02-2003
Steso sul
letto, inghiottito dall'apatia, figlio dell'oscurita', sepolto
in questa
stanza senza il bisogno di chiedere al giorno di filtrare
i suoi raggi di
luce, il tempo che bussa violentemente alla porta,
ma io lo
ignoro, mentre la finestra rimane serrata, per paura di
vedere una
folla vociante e disconnessa, la' fuori, "ripiegata" sul
mio giardino,
il suo sgargiante verde annegato nei pettegolezzi
di insulsi
paesani e finto-commedianti, professanti pseudo-comme-
die per poveri
sciacalli pronti a credere a tutto, mentre io qui,
mai cosi'
inespressivo, dal volto prosciugato e dalla mente annerita
da fantasie
gotiche in totale, drammatica antitesi con il respiro
e le grida di
bambini giocosi sul Prato delle Meraviglie, a versare
lacrime di
grassa risata, annientando il grigiore degli adulti,
e rinvigorendo,
per pochi sfuggenti attimi di luce ispirata, il mio
umore
sganciatosi troppo precocemente da questa realta' affolla-
ta di nevrosi e
bieche convinzioni. Vorrei alzarmi, ed andare fuori
a giocare, ma
ho paura di essere considerato, ho paura di poter
morire del
rumore eccessivo di un popolo in nervosa, sadica attesa
di origliare
nel mio privato, e di uccidere la mia anarchia... La loro
indiscrezione
punisce la mia avida curiosita', e mi ricaccia nell'o-
blio piu'
impenitente, ho tentato di aprire un varco di luce, ma
dopo una
sciocca, lurida fuga sono stato riconsegnato al mio gelido
alveo, nudo dei
miei pensieri, parsimonioso nelle sue congetture
rivoluzionarie,
ammirevole nel voler oltrepassare una stanza infi-
nita, il mondo
fuori cammina, mentre io qui dentro volo, giungendo
dove la gente
non puo' giungere, imponendo la mia solitudine sulla
loro allegria,
il mio plumbeo grigiore di fiore gentilmente appassito
anteposto alla
loro sorprendente normalita'. Uno schermo si
apre e proietta
le gesta di un pazzo prossimo al "borderline" piu'
delirante,
parole incomprensibili: davanti a se' ha una piscina vuota,
viene
avvertito, ma non lui non sente, non puo' sentire, non VUOLE
sentire... si
tuffa, e si schianta sul suolo, mentre la gente non
soccorre, ride,
beffarda e cinica, incapace di comprendere.
Scena bestiale.
Pianto straziante, ai margini della folla, sento voci
che non sono
voci, filtrano nel mio orecchio, rimbombano come
suoni pesanti,
grassi, sordi; sensuali rime femminili si sovrappongono
al mio gotico
intercedere di sognatore perduto e risucchiato nel
suo letto di
angoscie e turbinose frequenze psichiche, iper-sensibi-
le al piu'
fioco dei rumori, quasi muoio stordito da tanta coralita',
e poi mi spengo
felicemente, mentre la Terra fuori gira su se stessa,
ed io mi
contorco, sprezzante di una vita incapace di essere vissuta...
Segregato nelle
mie prigioni di auto-incoscienza, scompaio e ricompaio
a piacimento,
mentre gli altri continuano a non vedere, ed io rimango
sdraiato sulle
mie inconsistenze.
...... pendono
sulla mia testa tragiche assenze...
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