15-02-2003

 

 

PROSTITUTE, SOLITUDINE, PENSIERI CONTORTI E DECADENZE NOTTURNE

 

........un brivido improvviso, due gocce di glaciale sudore

di chi sta per distruggere il proprio sonno, fuori dalla

finestra la luce dei lampioni buca la nebbia, il mio pen-

siero e' come un cerino acceso in un castello abban-

donato ed ingoiato dall'oscurita', il muro bianco e spos-

sato da crepe, inzuppato di ragnatele, gli occhi girano

la stanza spoglia ed umida, incapaci di uscire dal peri-

metro di un labirinto fitto ed intenso. Scorgo dalla

finestra una prostituta in acida lotta con la rigidita'

di un inverno tagliente e nemico, l'aria rarefatta e

sterile, "macchiata" qua e la' da un bacio di coppia

felice e desiderosa di riassaporare il contatto con

un divano caldo ed il camino acceso, mentre Marga-

reth rimane fuori, ingabbiata da tremolii e starnuti...

ingabbiata dalla sua stessa vita, vita dissoluta e senza

ideali, istantanea e priva di commenti, analisi futili e

squallido sesso mercenario, padrona e mercante, trat-

tatrice e sfruttatrice, l'indifferenza e' l'unico "senti-

mento" in grado di identificarla, il dolore e' la sola via

di contatto con il resto del mondo. Lei non chiede, lei non

parla, lei non dice ma annuisce, lei non comanda, ma ob-

bedisce. I denti che battono con ritmo alterna-

to si scontra con la soffusa e calda contemplazione davanti

ad un camino dal fuoco rigoglioso, mentre fuori il gelo screpola

labbra ed impallidisce il viso; Mag non attende che il suo prossi-

mo sciacallo da portarsi sotto le lenzuola, lenzuola che non

verranno mai lavate, sporche ancora di quel sangue "figlio" di

precedenti, immemorabili notti impervie, notti prive di amore,

notti prive di tutto. Notti prive di vita. Guardati mentre trasci-

ni le tue mani vellutate sulle labbra appena appena sanguinanti,

stai morendo di solitudine, e non hai nemmeno il tempo per

piangere, oramai le lacrime stentano a scendere, e nulla piu'

ti commuove. L'unico gesto che prendi in considerazione e'

il denaro che i tuoi gretti e feroci amanti ti posano sull'organo

femminile, e mentre io mi masturbo col pensiero immaginandoti

qui, tu fuori muori di fame, il tuo orgoglio cosi' fottutamente

grasso e sordo da non lasciarti aprire a nuove sonorita' di vita,

canti sempre la stessa canzone, e ripieghi quel minimo di barlu-

me che ti e' rimasto su scelleratezze che forse non hanno anco-

ra una definizione o semplicemente un vago, sinistro perche'.

Sento ora la mia anima irrigidirsi ed al contempo desiderosa di

prostituirsi a nuovi peccati del pensiero, in modo da non morire

nel sonno di una notte incerta ed oscura, nel suo (in)naturale

evolversi,  per essere di seguito assassinato da stenti psichici

o squarci di velonosa noia. Vorrei distruggermi e ricompormi,

sparire e riapparire, passare di muro in muro come un fanta-

sma ottocentesco senza lasciare traccia ma appena qualche

contorto enigma... vorrei ballare con lei, lungo la strada del

peccato, finche' troveremo l'ultima luce dell'ultimo lampione

ai confini della vasta e misteriosa campagna appoggiarsi sulle

nostre teste e sorridere beffardamente alle nostre decadenti sventure.

Davanti, una casa diroccata ancora in costruzione sembra digri-

gnare i denti, anche lei soffre le acuminate punte di gelo, ideale

proscenio, questo, onde consumare l'ultimo atto ribelle a sug-

gello di una principesca dissoluzione, mentre distorsione su

distorsione si accavalla sugli specchi affollanti la mia men-

te in perenne, sudicio disordine, in attesa che un urlo sventra-

cristalli da psicopatico circumnavighi il mio adorato "gulliver"

per poi essere buttato nel cassonetto dei ricordi-immondizia,

nella speranza essi non riaffiorino piu'... mai piu'...... Margareth

richiede incessantemente un corpo caldo con il quale poter giu-

stificare una notte come tante altre, tenebre cattive e dispettose,

ma con un fascio di luce al suo interno, quel raggio di tenue luce

che quasi nessuno e' in grado di vedere, e che solo persone spes-

so devastate prima ed uccise poi da una agghiacciante, monumen-

tale, affatto comune o misurabile sensibilita' sono in

grado di riconoscere e poi catturare. E se questa notte

altro non e' che una trionfale kermesse di non-sense e ruvidi

sentimenti mal riposti, dove il pianto straziato di puttane

seviziate e stuprate dai loro padroni notturni e' implacabil-

mente soffocato dal calore familiare di gente assolutamente

comune, "ordinary-people" che non chiedono e non sanno

rispondere... vivono, parlano, mangiano e muoiono, serenamente,

senza picchi o memorabilie da custodire, ricordare e celebrare.

Cosi' come svanira' questa atroce passerella notturna, ed il

cocchiere di un antica carrozza cigolera' lungo la via spoglia

ed inacidita da un gelo cinico e sadico, portandosi a casa uno scam-

polo della notte appena passata.

 

TELEMACO PEPE

 

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