02-02-2003
TELEMACO
ED ALICE NEL FANTASTICO MONDO DI PAUL
Telemaco ed
Alice sono due bambini molto soli, conducono un'esistenza solitaria
fondata su
pochi, risicatissimi valori, valori profondi e dalla genuinita' commovente.
Telemaco ed
Alice possiedono una sensibilita' fuori dall'ordinario, per certi versi
travolgente,
"accecante"; spesso piangono, spesso ridono, spesso cercano quel
conforto che
mai troveranno... spesso si perdono... Finche' un giorno si incontrano,
ed e' subito
amore, come se entrambi avessero visto, specchiandosi l'uno nell'al-
tra, la Luce,
una luce che per alcuni, immortali secondi li rende felicemente
"schiavi"
di essa,
attorno a loro il mondo si colora, un mondo che erano abituati a vedere sem-
pre in bianco e
nero, quasi si trattasse di vecchie, obsolete e grigie pellicole
di
incalcolabile "remota anzianita'". Istintivamente si rincorrono e poi
si abbracciano,
si rotolano nei
prati verdi di isolatissime campagne, si stringono, si baciano, formano
un tutt'uno
inverosimilmente armonioso, un occhio indiscreto segue passo dopo
passo, rincorse
dopo rincorse, fiato dopo fiato, questi due giovanissimi, teneri,
ammirevoli
fanciulli trionfanti di gioia e spensieratezza, essi stessi la quintessenza
della
spregiudicatezza fanciullesca, un inno al libero pensiero quale forma di
anarchia
seppure pacatamente acerba. Telemaco ed Alice rincorrono cio' che gli adulti non
possono
raggiungere, vivono dove gli altri muoiono, cercano dove gli altri demordono,
gridano mentre
troppi taciono ma vorrebbero unirsi a loro, ma non possono, e non
devono...! - la
lunga corsa, gli scivoloni, le continue, brusche ed inaspettate sterzate,
una corsa
selvaggiamente schizophrenica ma dal terribile splendore, essi sono
quella Luce che
prima aveva loro catturati, e che sembra, durante attimi di imperdi-
bile svago e
bagliore dello spirito piu' vulcanico, magmatico che si possa immaginare,
aver arrestato
il decorso temporale degli eventi, eventi sempre uno incollato all'altro,
sempre seguenti
lo stesso ritmo, e gli stessi protagonisti, nulla viene mai concesso all'im-
provvisazione...
Telemaco ed Alice divengono, al contrario, improvvisazione, incarnandone gli
aspetti piu'
divergenti e convergenti, spaziando a 360° dove neanche il vento puo'
giungere, piu'
veloci di mille pensieri accavallatisi contemporaneamente, piu' ener-
gici della
salute stessa, sbalorditivamente elastici come madre natura meglio non
avrebbe
desiderato. E mentre gli affanni progressivamente rallentano la grande,
gloriosa corsa
verso l'infinito, assistiamo ad un attimo di poetica tregua: Telemaco
esclama, sicuro
e fiero della sua possenza giovanile, con l'espressione piu' naturale
immaginabile
"prometti che mi amerai pertutta la vita..!...prometti!..." - Alice
non
ha bisogno di
rispondere, stringe in un caldissimo abbraccio Telemaco ed insieme
scoppiano in un
pianto liberatorio, senza un perche'...ma in fondo, ci sara' mai
un perche'?
Loro non si chiedono, Telemaco ed Alice non avvertono questa necessi-
ta', la
felicita' e' l'unica risposta razionale possibile, tutto il resto non e' altro
che un calvario
di orribili, distorti suoni alle loro orecchie, e volti intristiti, com-
passati ed
inespressivi ai loro occhi. Non vogliono riconoscere il mondo che li ha
partoriti, e
per questo continuano, impavidamente, nella loro splendidamente anar-
chica fuga.
Uniscono le braccia onde volteggiarsi formando cerchi su
cerchi, vaga
simulazione di giochi d'asilo, quell'asilo che non hanno mai potuto cono-
scere, quei
fanciulli loro coetanei mai visti e mai incrociati, quelle voci bianche e
sibilline mai
udite, nemmeno in lontananza. "Solitude" e' la Dea che veglia su di
loro, e si cura
della loro pericolosa sensibilita', una profondita' di pensiero cosi'
decodificatoria
da mettere in ginocchio anche il piu' spietato degli umani. Telemaco
ed Alice
uniscono le loro forze e divengono, per volonta' della Dea Solitude, suoi
alleati, in
lotta per sconfiggere il Gran Cattivo Signore dei Cinici "Acido-Nevrosis",
costui
malignamente desideroso di impossessarsi del "Fantastico Mondo di Paul",
meglio
conosciuto come "ARCADILANDIA", il paese dei sogni un tempo battuto
anche da eroine
delle nostre fantasie, scortate da un certo Lewis Carroll, anch'e-
gli caduto
sotto l'irresistibile fascino dell'universo fanciullesco parallelo.
Attorno fate
dai piu' strambi connubi colorifici si sovrappongono e si avvicendano
in un crescendo
sonoro di godibilissimo impatto, accompagnati idealmente da
una serie di
violini e violoncelli formanti linee taglienti di insuperata melodia:
e' il trionfo
della vita quale essenza di libera espressione e non-curanza di
tutto cio' che
rappresenta l'esterno, un' escalation dalla straordinaria pienezza,
mentre la
goliardia si complementa con l'atmosfera di impossibile semplicita'
ed espressione
di fiammante sentimento, sensazioni catturate e poi rese proprie,
godute, ora
immortali, ora di nuovo libere, come farfalle riassaporanti una liber-
ta' che
sembrava perduta. Lungo il loro irresistibile cammino, incrociano un
cimitero,
entrano e notano che tra la rigogliosa multitudine di fiori sulle lapidi
dei defunti, vi
e' un piccolo angolino sperduto, senza nulla sopra, spoglio come
uno scheletro
di essere umano divorato da corvi nel mezzo di un tetro deserto;
Alice,
particolarmente colpita da tanto squallore, simbolo di suprema, ingiusta
solitudine,
raccoglie due fiori, per poi depositarli sopra la lapide ignota, una
lapide senza
nome ne' date, recante una semplice, eccentrica foto di ragazza,
presumibilmente
morta giovane e senza genitori, addobbata da ghirlande di
viole
rosso-fuoco, in netto contrasto con l'inespressivo chiarore della lapide.
Successivamente
al bellissimo gesto, Alice, inspiegabilmente (forse non troppo),
scoppia in un
breve, ma intenso pianto, versando quelle lacrime di cui in vita la
povera ragazza
scomparsa, con ogni probabilita', mai poteva aver visto, quelle
lacrime di
compresione mai scorse sulle guance dei pochi miserabili da lei cono-
sciuti nel
corso della brevissima e tragica esistenza. Telemaco intuisce immedia-
tamente il
momentaneo ma terribile malessere accanitosi sulla dolcissima com-
pagna, e non
esita ad abbracciarla onde confortarla, baciandola teneramente
sulle guance
solcate dal caldo pianto.
Poco dopo i due
inseparabili fanciulli escono dal cimitero e riprendono il cammino,
musicalmente
scortati dalle irresistibili fate, e dalla immancabile Dea prottetrice
Solitude,
diretti verso una nuova porta da aprire. Diretti verso nuovi sogni da in-
seguire e
fresche sensazioni da catturare.
Come sempre,
accompagnati dalla loro infinita, sconvolgente, abbagliante
sensibilita'.
Questo testo è depositato presso www.neteditor.it
e quindi coperto da diritti d'autore. Esso non potrà essere riprodotto
totalmente o parzialmente senza il consenso dell'autore stesso