19-09-2004

 

 

‘QUALCUNO VOLO' SUL NIDO DEL CUCULO’

secondo Alan J-K-68 Tasselli

 

Ovvero: uno dei piu' memorabili, significativi, spiazzanti, drammatici ed anti-convenzionali films di ogni tempo. 'QUALCUNO VOLO' SUL NIDO DEL CUCULO' ('One Flew Over The Cuckoo's Nest’, regia di Milos Forman, 1975) assurge a pieno titolo ad icona cinematografica del Ventesimo Secolo, nonche' seconda pellicola in assoluto nella Storia della Settima Arte ad essersi aggiudicata le 5 statuette piu' prestigiose: Miglior Film (Milos Forman), Miglior Regia (Milos Forman), Migliore Sceneggiatura (Bo Goldman e Lawrence Hauben), Miglior Attore Protagonista (Jack Nicholson) e Migliore Attrice Protagonista (Louise Fletcher).

'QUALCUNO VOLO' SUL NIDO DEL CUCULO' non e' stato solamente un film di commovente, struggente bellezza bensi' anche e soprattutto una magistrale, tagliente, cinicamente feroce allegoria su di una civilta' all'interno della quale, ad un certo punto, non si riesce piu' a distinguere il malato di mente da quello sano.

Forman egregiamente accentra le proprie lucide e spietate visioni su di un contesto di 'ordinaria anormalita': la diversita' vista come 'demone' integratosi nella Societa' Moderna, sorta di 'cancro isolato' del quale non esiste una specifica cura onde poterlo combattere e debellare. I pazienti dell'Istituto Mentale dell'Oregon 'testimoni' di questo film, non godono certo di un trattamento migliore rispetto ai criminali rinchiusi in una prigione: il sentimento di crudelta' e forte, acida avversita' nei loro confronti non appare granche' dissimile: e' in queste 'sottilissime' circostanze che la follia rimane vittima di un (pre)giudizio imperdonabile: sembra essa stessa venire etichettata come un 'efferato crimine' del quale vergognarsi e sentirsi umiliati, piuttosto che un semplice trauma esistenziale o terrificanti, oscure fasi di nera depressione incuneatasi nelle fragilissime menti di esseri umani particolarmente (troppo!) sensibili.

Innegabile, indissolubile epicentro della pellicola non poteva non essere Jack Nicholson che con il 'CUCULO' avrebbe imposto in maniera perentoria e definitiva il suo inimitabile stile recitativo: idealmente potremmo 'spezzare' il film in due antitetiche fasi: la prima, dominata da un impagabile, sferzante istrionismo: godremo in tal modo di momenti di assoluto spasso ed irriverenza: e' Nicholson il 'filtro' attraverso il quale si materializza un iconografico rovesciamento dei dogmi ed istituzioni allora colonne portanti dell'establishment americano (e non solo). L'innata attitudine all'anarchia rivoluzionaria e destabilizzatrice di Nicholson/McMurphy e' quanto di piu' concettualmente lontano dalle rigide, talvolta ferocemente ossessive imposizioni espresse dalla Direttrice dell'Ospedale Psichiatrico, un'efficacissima, glaciale ed incorruttibile Louise Fletcher (Dott.ssa Ratched): sono gli efferati, altamente drammatici scontri verbali tra i due principali antagonisti che costituiranno il 'cuore' di 'QUALCUNO VOLO' SUL NIDO DEL CUCULO'. In altre parole: senza la presenza dell'invalicabile, inespugnabile autorita' di Miss Ratched/Fletcher, il film sarebbe stato certamente 'ucciso', 'annichilito' dalle geniali, imprevedibili impennate istrionico-recitative di Nicholson.

La seconda parte, al contrario, funge da perfetto contraltare alla prima: man mano che i secondi scorrono sull'orologio, si comincia a percepire, sempre piu' possente ed ingombrante, un'atmosfera tersa e impregnata di diabolica tensione: la carica goliardica di McMurphy si spegne gradualmente, onde lasciare spazio ad una drammaticita' spiazzante e dai tratti sadici e sinistri, che avra' come epilogo la terrificante scena del suicidio di Bill Bibbitt e conseguente assalto di McMurphy ai danni di una impassibile, impossibilmente disumana Miss Ratched. Ed infine: il fotogramma finale: quello raffigurante un Randall McMurphy lobotomizzato, trucidamente privato di ogni facolta' intellettiva, barbaramente spogliato delle sue oramai cosi' caratteristiche 'accelerazioni', 'alterazioni mentali': il suo splendido carisma, unito ad una irrefrenabile carica adrenalinica, e' stato 'frantumato' dall'insensibilita' di un Sistema che sembra fare dell'elettro-shock un marchingegno infallibile onde reprimere, nella maniera piu' brutale e criminale immaginabile, tutti quei 'diversi' i quali, seppur comuni esseri mortali come tanti altri, hanno faticato piu' del normale al fine di ritagliarsi un piccolo pezzo di mondo da custodire...

'QUALCUNO VOLO' SUL NIDO DEL CUCULO' offre un'ampia gamma di sentimenti contrastanti: non solo la visione antitetica 'dipinta' dal dualismo 'Ratched - McMurphy', bensi' non meno significativi, impietosi 'quadretti' sull'inedaguatezza della psichiatria moderna nel saper affrontare correttamente un dramma eterno come quello della pazzia: l'immagine che il capolavoro di Forman vorrebbe trasmettere al pubblico e' quella di un'incalcolabile impotenza, un'impotenza dettata dalla arroganza ed acida supponenza di cui molti, troppi medici continuano a macchiarsi ai danni dei piu' deboli, ovvero noi 'cosiddetti' malati di mente, autentici 'dissociati' ed incontrastati 'paladini della follia'. Ne scaturira' dunque uno spaccato colmo di decadenza e lugubre, oscuro abbandono alla dispersione di ogni scintilla di umanita': lo 'spegnimento cerebrale' di McMurphy e' supremo, estremo simbolo di 'anti-utopia' e gelida rassegnazione, l'ennesima sconfitta di un uomo che ha saputo coraggiosamente combattere contro lo scetticismo e l'ottusita' di un mondo dal quale non si e' mai sentito accettato, e verso cui aveva provato sino a quel momento un sentimento di odio e totale, sprezzante avversione. Ma proprio quella meravigliosa utopia che sembrava irrimediabilmente svanita, per un brevissimo attimo riappare: il gesto, iconoclasta e struggente nella sua commovenza, del Grande Capo Indiano che con tutta la disperazione che ha in corpo sradica il lavandino di uno dei bagni dell'Istituto per poi liberare McMurphy lobotomizzato e infine fuggire insieme a lui dal manicomio riaccende, seppur fugacemente, una scintilla di speranza, lasciando lo spettatore 'sospeso' nel pensiero, 'oscillante' nell'aspettativa, miracolosamente rinata, di poter riabbracciare, anche solo per una volta, quel briciolo di umanita' che va facendosi sempre piu' raro.

E, perche' non ammetterlo?: non vi sentite anche voi, come il sottoscritto, un po' il Randall McMurphy della situazione, disperso nel mare di ignoranza ed insensibilita' della civilta' moderna, incapaci di poter democraticamente dire la nostra senza venire criminosamente accusati?...

 

ALAN J-K-68 TASSELLI (LUCA COMANDUCCI)

 

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