11-03-2004

 

 

 

 

STARSKY & HUTCH, affettuosamente“rivisitati”/analizzati da

ALAN J-K-68 TASSELLI

 

 

A giorni uscira’ nelle sale la versione cinematografica di STARSKY & HUTCH, il celeberrimo “drama-cop-movie” (permettetemi l’insolito gioco di parole tra queste tre key-words…) girato ed ambientato nella seconda meta’ degli anni ’70.

Ma non e’ del film avente come protagonista Ben Stiller (nei panni di Starsky) ed Owen Wilson (in quelli di Hutch) che vorrei dibattere, bensi’ dell’ORIGINALE, ovvero la coppia egregiamente interpretata da PAUL MICHAEL GLASER (Detective DAVID STARSKY) e DAVID SOUL (Detective KENNETH “HUTCH” HUTCHINSON).

Una premessa, innanzitutto: “STARSKY & HUTCH” e’ stato, a mio inconvertibile parere, un sublime connubio di “drama” e “comedy”, per cio’ che riguarda il genere poliziesco, sebbene, sempre più gradualmente (in particolare durante la TERZA e QUARTA serie), esso abbia subìto “paurose” virate verso tinte da commedia, trascurando le premesse iniziali di “cop-drama”: in definitiva, STARSKY & HUTCH non verra’ (giustamente) mai ricordato come uno dei serial polizieschi sostenuti da adrenalinica tensione ne’ tanto meno contraddistinti da  situazioni dall’”alto evolversi drammatico”. No. La mitica serie, col passare degli episodi, denuncera’ una lenta involuzione verso plots caratterizzati da dosi massicce di inverosimilita’: intendo dire: favorendo, progressivamente, il lato “comico/commedia” della irresistibile coppia, verra’  automaticamente smarrito quel “senso del reale” di cui un buon poliziesco non dovrebbe mai fare a meno.

Premesso cio’ (e liberatomi di un… considerevole peso…), e’ innegabile che la serie prodotta dal grande AARON SPELLING (lo stesso di CHARLIE’S ANGELS e tanti altri telefilms di successo tra gli anni ’70 ed ’80) sia a tutti gli effetti specchio della riuscitissima, praticamente invincibile alchimia instauratasi tra i due protagonisti principali: PAUL MICHAEL GLASER, nel ruolo dell’estroverso, chiassoso, irriverente STARSKY e DAVID SOUL, nel ruolo, in netta antitesi rispetto al suo compagno, dell’intuitivo, leggermente introverso, certamente meno spettacolare ma più fascinoso HUTCH. Fino al 1975 (anno in cui usci’ la prima delle quattro serie) il genere poliziesco americano aveva vissuto una costante escalation qualitativa e quantitativa, avendo in qualita’ di capisaldi del settore, fra gli altri, il CLINT EASTWOOD dell’irriducibile Ispettore HARRY CALLAGHAN e l’indimenticabile FRANK BULLITT impersonato da STEVE McQUEEN, tanto per citare due pellicole aventi come protagonisti due tutori della legge,  sebbene con stili ed interpretazioni diametralmente opposti. Anche nel campo dei telefilms furono offerte eccelse produzioni quali SULLE STRADE DI SAN FRANCISCO (con Karl Malden ed un giovanissimo Michael Douglas), IRONSIDE (interpretato dal grande Raymond Burr), il TENENTE COLOMBO (un inestimabile Peter Falk) ed altri ancora seppure di minore impatto. Dunque qualcuno aveva gia’ pensato a mettere di fronte due personalita’ dai caratteri fortemente antitetici (nonche’ dalla cospicua differenza di eta’ ed il pensiero, of course, non puo’ che essere rivolto a SULLE STRADE DI SAN FRANCISCO), ma a NESSUNO venne mai in mente, fino a quel 1975, di regalare ad una nuova coppia di poliziotti in borghese, uno spessore assai inusuale, differente, altamente CHIMICO. 

E fu il caso proprio di STARSKY & HUTCH.

Non ho più visto, dopo STARSKY & HUTCH, un simile affiatamento tra successive coppie di “american cops”, segno inequivocabile, questo, dell’indiscussa unicita’ dello show andato in onda dal 1975 al 1979 (percio’ “figlio legittimo” dei Seventies).

Vi sono stati, lungo il corso delle quattro serie, momenti altamente drammatici, sebbene si trattasse di un dramma quasi sempre stemperato dallo humour irresistibile mirabilmente profuso dalla avvincente coppia. Anche nei casi di morte quasi certa o destino particolarmente avverso era assai arduo avvertire quell’opprimente, devastante, talvolta ficcante senso di angoscia che, abitualmente, si “respira”, meglio – si INGOIA durante un’ appassionante puntata di un serial poliziesco. Ed e’ in questa ultima considerazione che viene riassunta la formula-base di STARSKY & HUTCH: un “cop-drama” meravigliosamente dipinto di irresistibili, ispiratissimi sketches interpretati e riversati perfettamente sullo schermo da Glaser e Soul, a testimonianza di come l’incontro tra due personalita’ cosi’ clamorosamente diverse ed antitetiche costituisca la principale ragion d’essere di un telefilm di culto. Come si e’ soliti dire in questi frangenti: “l’intero e’ più grande della semplice somma delle parti”…- l’uno e’ il perfetto complemento dell’altro, ed a tratti si ha la netta sensazione essi si integrino cosi’ armoniosamente da saper stupire e stordire anche il più cinico dei criminali malviventi a cui danno la caccia.

L’altra carta vincente, nonche’ ulteriore sinonimo di collaudata, impeccabile alchimia, e’ la caratterizzazione offerta dagli altri due protagonisti fissi della serie: gli impagabili HUGGY BEAR, ovvero l’informatore di colore, indispensabile nel fornire decisivi tasselli mancanti durante le delicate indagini condotte da Starsky & Hutch, istrionico barman proprietario del THE PITS (LA FOSSA), personaggio che mai sembra prendersi troppo sul serio (interpretato in maniera eccezionale da ANTONIO FARGAS) e l’irascibile ma al contempo sensibile ed irreprensibile CAPITANO DOBEY (interpretato da BERNIE HAMILTON). …che potrebbero fungere, in qualsiasi altro serial, da semplici, onesti comprimari di lusso, ma che al contrario, all’interno di un “magico contesto” come quello di  Starsky & Hutch, finiscono per ritagliarsi ruoli e siparietti assolutamente irresistibili, risultando nella generale economia di ogni episodio, tanto essenziali e carismatici quasi quanto il mitico duo di sbirri.

Aggiungetevi l’iconografico accompagnamento musicale a base di chitarre “wacka-chacka” supportati da poderosi giri di basso all’insegna delle tonalita’ funky più in voga e trascinanti di quel periodo e godrete di un “viaggio” indimenticabile attraverso il periodo più eccitante e coinvolgente dei Seventies.

Dulcis in fundo, ma non troppo, la FORD ROSSA RED TORINO (classe 1973) di Starsky. Si… proprio quel bolide spesso definito un “pomodoro con una striscia bianca in mezzo”…….

Dunque… a questo punto il carosello e’ completo.

….estremamente felice di aver dato anch’io il mio personalissimo, affettuoso contributo alla coppia di detectives forse più amata di sempre…….

Le ragioni di questo… ancora vivo amore sono tutte al di sopra dei vostri occhi……

 

ALAN J-K-68 TASSELLI

 

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