08-09-2002

 

 

 

'GIMME SHELTER'

 

Il crepuscolo degli anni '60

Altamont: tragedia e morte di una generazione

 

Immagini di buio luccicante fotografano una serata che ha tutti gli attributi onde passare di diritto alla Storia. Una voce roca, lievemente "sbandata" annuncia in maniera altisonante "la band piu' grande del rock'n'roll" contemporaneo. Entra in scena, a questo punto, una figura dal fisico agile e slanciato, inconfondibilmente sensuale. Appoggia la sua voce al microfono per acclamare ed acclamarsi, abusando di toni ruffiani a lui consoni quanto canonico-spettacolari, di fronte a lui un'oceanica platea, gia' in fase di tumulto ed ossessionata dalla visione del
proprio Dio pavoneggiarsi con impareggiabile scaltrezza sul palco.
"WELCOME TO THE BREAKFAST SHOW" - sono le ultime, fatidiche parole che annunciano l'inizio dello show, dopo una spasmodica, inquieta attesa di alcune ore, passate a fare l'amore, dare la luce a nuovi nascituri, bucarsi, farsi di acidi e chissa' quali altri anticonformistici atteggiamenti appartenenti al piu' oscuro dei sottoboschi vitali.
JUMPIN' JACK FLASH rimbomba maestosa in tutto l'auditorium di Altamont: quale intro piu' arrogante ed insolente per "sodomizzare" di piacere il pubblico presente, ed assuefarlo come solo Jagger e Richards sono in grado di fare. La voce di Jagger e' stentorea, anarchica, qualche nota gli sfugge ma ogni sbavatura collettiva viene compensata dalla straordinaria, "stregante" presenza erotico-scenica del performer londinese. Arrogante, irriverente, persino falso ed ipocrita, Jagger riunisce in se tutte le piu' estreme contraddizioni del Rock: lui stesso, insieme al modello-Richards (sua piu' riuscita antitesi, anima distorta, peccatore nato, violentatore di se stesso, eroinomane perso e uomo sperduto nei meandri di una schizophrenia personale che gli sta aprendo un varco verso il baratro) e' l'emblema del concetto di "sex, drugs and rock'n'roll", passaggio obbligato, Inferno assicurato.
GIMME SHELTER, il film-documentario sullo scenario tragico di Altamont, si rivela uno di quei documenti in grado di fotografare, spietatamente, cinicamente, un'epoca agli ultimi sgoccioli, pronta a lasciare, malinconicamente (non senza gravi rimpianti) il passo ad un'altra realta', piu' fredda, analitica e distaccata; gravosamente pubblicizzata, se vogliamo. Diversa, in un'unica sintetica parola che sia in grado di mettere tutti d'accordo.
L'intenzione delle "pietre rotolanti" era quella di mettere in piedi una manifestazione che fosse la risposta "europea" al mega-concerto-evento di Woodstock, avuto luogo, come tutti ben ricordano, il 15, 16 e 17 Agosto 1969. L'errore, incomprensibile ai piu' e forse solo ben chiaro agli Stones, fu quello di ingaggiare in qualita' di servizio d'ordine i famigerati HELL'S ANGELS, una banda di motociclisti spostati, in perenne bilico tra realta' e galera, dediti ad un bere massiccio, una vita "bagnata" in eterno da birra, droghe e sesso a volonta'. Piu' brevemente: si trattava di gente rozza, senza pretese "virtuosistiche" ed immediatamente "infiammabili": le risse per loro erano un cliche' al quale certo non si potevano sottrarre...
Altamont avrebbe rappresentato il "teatro" grazie al quale le loro trucide, violentissime, "acide" performances si sarebbero potute manifestare in tutta la loro selvaggia "compiutezza" e veemenza.
La violenza fuori e dentro il palco fini' col surclassare, nettamente (fino a quasi eclissare), la musica proposta dai complessi co-partecipatori al Festival di Altamont. Presero parte i JEFFERSON AIRPLANE, IKE AND TINA TURNER, FLYING BURRITO BROTHERS, i GRATEFUL DEAD ed altri ancora. Marty Balin dei Jefferson venne preso a pugni da un "Angel" ubriaco e con ogni probabilita' in attesa di un pretesto per scagliarsi rozzamente sul primo di turno capitatogli sotto il naso. Successivamente i Grateful Dead (fu proprio il gruppo capitanato da Jerry Garcia a suggerire agli Stones come servizio d'ordine gli HELL'S ANGELS) a causa delle "cattive vibrazioni" sparse nell'aria minaccio' di smettere e di ritirarsi dalla manifestazione. Presto ci si accorse che il Festival di Altamont non aveva e non avrebbe avuto NIENTE in comune con la pacifica, splendidamente anarchica liberta' che si era respirata durante gli indimenticabili tre giorni di Woodstock. Anzi! - una 'si' tale atmosfera di tetro grigiore e di plumbea disperazione non faceva altro che rafforzare il ricordo di un tempo forse andato perso per sempre e non piu' riproponibile.
Altamont comporto' la morte di tre anime, fra cui quella celebre di Meredith Hunter, un ragazzo di colore alquanto esagitato (e mostrante una pistola puntata verso il palco mentre Jagger cantava UNDER MY THUMB) pugnalato con inaudita, glaciale violenza da uno degli HELL'S ANGELS: in definitiva l'omicidio piu' famoso e macabro avvenuto durante un happening dove la protagonista assoluta fosse la musica Rock, in questo caso infaustamente rappresentata dai Rolling Stones. Ed il Diavolo s'impossesso', per sempre, delle personalita', distorte, contorte, seviziate da droga e frenetiche attivita' sessuali, delle pietre rotolanti. Dal momento dell'uccisione di Hunter, gli Stones verranno eternamente perseguitati dalla minacciosa, sporca, ossessiva ombra di Re Lucifero. D'altronde, il gruppo di Jagger mai ha smentito la ben nota "simpatia" verso il loro "compare" Diavolo.
Altamont in realta' non fu solo il risultato di una sequela infinita di errate, sconsiderate valutazioni umane (pagate a carissimo prezzo); essa avrebbe simbolicamente sancito la "morte" di una generazione, una generazione di folli sognatori, migliaia di hippies che accorrevano sulle strade bagnate di sangue per gridare fino a strozzarsi le corde vocali il loro dissenso verso la guerra in Vietnam, un grido, una scomoda voce che potesse provocare un terremoto all'interno delle salde (ma pateticamente obsolete)tradizioni di un'America spaccata in due, tra rivoluzioni, rappresentazioni di massa, politicizzazione estrema, cortei e sparatorie, amore libero, liberissimo ed "acid-trips" interminabili e dilatatori di menti pronte a darsi in pasto l'un con l'altra.
Correvano liberi ed anarchici, gli anni '60, senza apparenti inibizioni. Un'utopia, un'utopia che pareva essere invincibile, inarrestabile, impossibile da abbattere. E che invece Altamont rase definitivamente al suolo, senza decretare ne' vincitori, ne' tantomeno vinti. Solo disordine, sporcizia, caos maledetto colmo di nevrosi e violenza gratuita. E morte, tanta morte, non solo fisica, ma bensi' una "morte" generazionale, difficilissima da accettare, inaspettata quanto riconducibile ad una punizione di ordine divino.
Con Altamont se ne andranno, per sempre, le aspirazioni, i sogni, il respiro ed il sussulto di un popolo, il popolo dei giovani, che per un attimo sembrava avere avuto in pugno il mondo, ma che il secondo successivo sarebbe loro sfuggito di mano, per venire catturato, seviziato, lobotomizzato dalla Societa' piu' consumistica e votata al Dio-Denaro. Niente piu' libero amore, ora solo merce venduta. Niente piu' ideali, ora solo catene di montaggio. Niente piu' musica vera. Ora solo artefatto condita da massicce dosi di nefanda disillusione. Cronaca di una morte (non annunciata) di una generazione. Gli anni '60 vengono abbattuti. E sulle loro ceneri s'impone, cinico e spregiudicato, il decennio a venire.

Dedicato ai sognatori falliti.

Il sottoscritto e' un sognatore fallito.

Come se fosse stato ucciso ad Altamont.

 

ALAN J-K-68 TASSELLI

 

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