30-08-2002

 

 

MORTE DI UN MATEMATICO NAPOLETANO

 

L'aver narrato gli ultimi scampoli di vita terrena di Renato Caccioppoli, illustre  matematico originario di Napoli deceduto l'8 Maggio 1959, e' un evidente, singolare segno di "prodotto italiano cinematografico". Anziche' seguire (e perseguire) stantii modelli americani, quali ad esempio la tecnica dei flashbacks (quale teoria piu' scontata ed accessibile), l'opera prima di Mario Martone verte principalmente sulla fotografia a chiaroscuri sinistra ed evocatrice, spigolosa premonitrice del suicidio che andra' materia- lizzandosi nella parte conclusiva del film. Il fulcro emotivo della pellicola non e' incentrata su di una mera quanto pretenziosa ricostruzione di fatti sulla tormentata vita del famoso matematico,  bensi' sui continui atti presagistici che, sia esplicitamente che implicitamente, vengono riversati sullo spettatore attraverso il corpo e l'anima frustrata e spossata del protagonista.  Si ha quasi l'impressione, sgradita ma rivelatrice, di un'ombra minacciosa e mephistofelica pendente sulla traumatica figura del "maudit" matematico. La parte celebrale oscura di Caccioppoli destituisce e priva di ogni forma di reazione quella chiara e ragionatrice; il processo auto-disgregativo e' nella sua fase terminale. Una lunga, penosa discesa negli Inferi della paranoia e dell'inquieto vivere; spossato ed esausto, il Nostro si trascina come un  verme solitario calpestato lungo le strade buie e sporche di Napoli, in cerca  di qualcosa che non trovera' mai.  Le tinte chiaro-scuro in netta, quanto "felice" antitesi tra loro, forniscono  un' indicativa esplicabilita' del dramma in atto; i riferimenti all'imminente, infausto futuro che lo travolgera' non appaiono all'occhio altrui cosi' criptati da risultare indecifrabili o nascosti;  si avverte che, prima o poi, il Nostro sara' costretto a vagare ed a meditare  in un'altra esistenza, dove possa, con ogni probabilita', trovare quella pace e  quotidianita' che in vita mai trovo'. Caccioppoli non sembra affatto ossessionato  dalla Morte in quanto entita' astratta, anzi, sembra quasi compiacersene: essa  viene accolta come liberatrice del male e abbraccio dell'Eterno.  Il grande matematico napoletano struprato, seviziato e poi ucciso dal suo stesso genio, dal suo stesso ingombrante, spodestante, distorto e malato pensiero. La corsa autodistruttiva, fisica e psichica, sta volgendo drasticamente al termine. Nessuno sa, o forse tutti sanno. Ma ignorano. Fino al momento in cui trovano il corpo del matematico esanime nella sua lugubre stanza con il cranio bucato da un colpo di pistola. Suicidio classico per una personalita' che di classico non possedeva alcunche'. 

 

ALAN "J-K-68" TASSELLI

 

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