28-06-2002
MOBY
GRAPE – La grande illusione della West-Coast
C'e'
stato un periodo della musica
POP
(grosso modo a cavallo tra il '66
-'67,
abbracciante i primi rigurgiti
e
sviluppi dell'era psichedelica - ed
il
'73-'74, anni invece in cui comin-
ciarono
a manifestarsi i primi segni
di
crisi dell'allora vigente rock
progressivo,
e comunque di tutta l'in-
dustria
musicale in generale) in cui
pubblico,
stampa ed addetti ai lavori
vivevano
in uno stato di perenne ecci-
tazione,
dovuta all'impressionante
evoluzione
che la musica dei tardi anni
'60
manifestava, senza accusare apparenti
segni
di stanchezza o di vuoto creativo.
Questa
era, da me definita "GOLDEN
ERA
OF ROCK'N'ROLL", sarebbe passata
alla
storia anche per certe "PRIME O-
PERE"
di gruppi ora ritenuti i cardini
fondamentale
di una generazione sempre
in
bilico tra sogni, grandi utopie e
lotte
civili all'interno di un Sistema
pericolante
oggetto di continui (e sim_
bolicamente
ed ideologicamente giusti-
ficatissimi)
attacchi e proteste da
parte
di una gioventu' straordinaria-
mente
viva ed attiva.
Queste
"prime opere" avevano come co-
mune
denominatore, oltre a un non
comune
istinto creativo, anche un irre-
sistibile,
spesso primitivo ma assolu-
tamente
genuino magnetismo, che le
opere
successive avrebbero poi sgonfia-
to
e seppellito a favore di sbandamenti
di
effimero ordine commerciale (una PESSIMA,
scellerata
abitudine che hanno tutti i gruppi,
soprattutto
quelli piu' dotati, quando,
"storditi"
dall'immane, asse-
tato
desiderio di droga, sesso, alcool
e
denaro si limitano a soddisfare le
esigenze
di un pubblico superficiale
anziche'
ribadire, approfondire il
proprio
spirito e la pro-
pria
sensibilta' artistica)
Una
seconda causa e' anche comportata
da
un decadimento ispirativo; capita
spesso,
infatti, che l'artista di turno,
sebbene
dotato di profonda sensibilita'
musicale
ed in preda a schizzi
di
pura genialita', si "spenga" gradual-
mente,
incapace, sia fisicamente che, soprattutto,
psicologicamene,
di reggere il confronto
con
la prima, folgorante ed inarrivabi-
le
opera da lui partorita.
In
questo ristretto "gotha da prima
opera"
compaiono nomi di gruppi illu-
stri,
la maggior parte dei quali famosi
piu'
che altro per cio'
che
hanno prodotto DOPO i loro primi
ingenui
quanto accattivanti tentativi,
aventi
come personale segno di ricono-
scimento
quella cattiveria, quella im-
mediatezza
ed esplosiva sincerita' che
sarebbe
risultata poi difficile da
riscontrare
nelle produzioni successive.
Come
gia' accennato in precedenza,
l'album
d'esordio dei MOBY GRAPE, avente
il
medesimo titolo, s'impose immediata-
mente
per freschezza ed originalita'
compositiva,
rivelando a tutta l'America
5
ragazzi dotati di immenso talento.
A
distanza di 35 anni, molti critici
rock
indicano questo superbo lavoro
come
"il miglior disco d'esordio della
Storia
del rock", e per naturale conse-
guenza
ad esso spetta il titolo emble-
matico
ma irrinunciabile di "MIGLIOR
OPERA
PRIMA DI SEMPRE".
Opinione
per altri magari discutibile,
ad
ogni modo non si puo' minimamente
negare
il contagioso magnetismo di
di
"MOBY GRAPE".
"HEY
GRANDMA", la debordante "opener",
chiarisce
subito le coordinate del
gruppo,
rabbiose ma con una certa mi-
sura,
su cui fanno perno le superbe
armonie
vocali, a cui tutti i membri
partecipavano
creando un'amalgama di
beat
e melodia per i tempi ardita e,
a
loro modo, rivoluzionaria.
Sono
presenti, all'interno dei solchi,
anche
fortissime venature rock-blues,
come
testimoniano tracce quali FALL
ON
YOU e CHANGES, sebbene la composi-
zione
piu' accattivante rimanga, a
mio
parere, INDIFFERENCE, composta dal
batterista
SKIP PENCE, personaggio,
quest'ultimo,
quanto mai singolare
e
dedito ad incontrollate dosi di
droga
e pazzia, e tracciante un percorso
molto
simile a quello del suo "cugino
d'oltreoceano",
l'enigmatico, leggendario
SYD
BARRETT dei PINK FLOYD.
Il
brano piu' accessibile, quello
indubbiamente
piu' orecchiabile, e'
senza
dubbio COME IN THE MORNING, tra-
scinato
da un imponente ed irresisti-
bile
giro di basso, impreziosito da
straordinari
giri vocali e da una linea
melodica
cosi' bella da far piangere di gioia.
NAKED
IF I WANT TO, e' una brevissima
ballata,
sostenuta vigorosamente
da
armonie vocali a tre e caratterizza-
ta
da un'atmosfera di "dolce sospensio-
ne",
un corretto ed intelligente "break"
prima
che si risca-
teni
l'uragano-soul-rock-blues della band californiana.
Putroppo,
e questo va doverosamente
riportato,
i MOBY GRAPE non godranno
di
una seconda occasione che sia pari
alle
loro ambizioni ed al loro talento.
Il
complesso rimarra' infatti vittima
di
"cattivo management" nonche' di una
serie
infinita di incomprensioni e di
problemi
con droga e relativa giustizia,
ponendo
vergognosamente e prematuramen-
te
la parola fine ad un gruppo che certo
tutto
ha avuto dalla vita tranne che
la
buona sorte. Sarebbe bastato sce-
gliersi
managers piu' affidabili, in
modo
da poter ricompattare il gruppo
e
ripartire da dove il loro processo
musicale
era stato interrotto.
Ed
invece tutto naufrago', senza una
precisa
o quanto mai logica ragione e,
probabilmente,
senza aver mai trovato
l'effettivo
colpevole di tutto questo
gran
caos che ha condizionato enorme-
mente
la carriera dei 5 nuovi eroi
della
musica americana per poi provo-
carne,
irrimediabilmente, un derraglia-
mento
psichico ed artistico che avrebbe
sgretolato,
dissolto il gruppo, i loro
ideali
e la loro musica. Per sempre.
E
dal titolo di NUOVA GRANDE PROMESSA
DEL
ROCK'N'ROLL CALIFORNIANO i MOBY
GRAPE
sarebbero passati, infaustamente
e
malinconicamente, a quello di GRANDE
PROMESSA
MANCATA. Uno dei piu' grandi
ed
irrisolti misteri del rock'n'roll.
Dei
musicisti protagonisti di quella
breve
ma intensa epopea non si seppe
piu'
nulla o quasi ed i vari BOB MOSLEY
SKIP
PENCE e compagni si sarebbero pro-
babilmemte
persi per sempre tra ricordi,
notti
imbevute di alcool, droga e soli-
tudine,
per ritrovarsi poi, cinquanten-
ni,
a dover forzatamente ricordare,
implicita
una mai del tutto sopita rab-
bia,
quel breve lasso di tempo, un
LUMINOSISSIMO
tempo, che li ha visti
protagonisti,
seppur brevemente, di una
generazione
in contrasto con le scelte
politiche
del paese, ma anche estremamente
vivi
e genuinamemente utopici.
Un'utopia
ora irrimediabilmente spezza-
ta
ed irrecuperabile, sepolta in un
tempo
lontano, troppo lontano per ri-
cordarsi
compiutamente che significato
avesse
e che tipo di amore libero cir-
colasse.
ALAN
"J-K-68" TASSELLI .... un uomo
imbevuto
di utopismo acuto belligerante........
(sebbene
inoffen-
sivo...
la belligeranza e' solo di
stampo
mentale...)
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