31-01-2004

 

 

 

 

 

L'ULTIMO GIORNO

 

...filtra il Sole appena succeduto all'inquietitudine di primo mattino, ho lasciato per sempre le ceneri delle sofferenze di ieri notte, i violini strizzati hanno abbandonato il palco ed ora non e' altro che un estatico, sublime ascesa di  soffici archi ed organi in sottofondo, dando un senso di garbata sensualita'... non posso resistere alla contemplazione di questo giorno dalla decadente, svenevole bellezza, glorioso nel suo intercedere, clavicembali e violoncelli si sovrappongono, rubandosi l'un l'altro la scena, contemporaneamente ai nostri visi cosi' carichi di sinfoniche allusioni, ora ti ho ritrovato, e posso stringere con il pensiero i tuoi occhi, quanti metri al di sopra del suolo!... non siamo che due ectoplasmi in una realta' troppo reale, troppo fisica, affinche' possa essa cogliere e custodire le nostre astrattezze visionarie... tutto sta accadendo come se fosse il nostro ultimo giorno insieme, lungo questo treno della follia senza fermate, mi accorgo di star lentamente morendo di sensibilita', mi giro e contorco lo sguardo, ho paura di perderti, piango per un istante ma subito ritrovo la tua impossibilmente dorata chioma.... le mie nevrotiche, elettriche palpitazioni si sposano con il tuo invidiabile, struggente silenzio... scorgo due luminosissimi, accecanti occhi appena schiusi, tentano di comunicarmi qualcosa, per un breve istante sembrano staccarsi dal corpo... ma non intendo proseguire, no, non  voglio offuscare il tuo incomprensibile desiderio di lenta agonia, no, non intendo sapere... i tuoi pensieri forse ora giacciono su di un verde prato di parco, lontano dagli schiamazzi e volgarita' della gente comune... e tutto questo mentre la nostra melodia di accompagnamento rimane segreta e sorda agli altri, ma non per noi, che quasi viviamo dentro i suoi solchi, ondeggiando tra i suoi sali-e-scendi armonici, finche' giunge, sospirato, spasmodicamente atteso, il suono di una tromba in irresistibile crescendo, glissando e contro-glissando, prima lenta e soffusa, ora piena e gloriosa, ma con inusuale tatto, e' come se fossimo legittimi figli di quelle note a noi cosi' complementari...ecco, avverto le "sirene della pace".... una voce in tremolo si erge a metronomo delle mie angosce, essa sembra percepire e poi tradurre ogni piccola oscillazione del mio sistema nervoso........ vivo in essa e lei vive in me.... quando qualcuno la spegnera' sento che potro' morire.... ma almeno moriro' con lei.... ed insieme proseguiremo lungo il nostro percorso, ancora su quel treno che non intende osservare fermata alcuna.... insieme... sempre insieme.... mano nella mano, i nostri corpi fluttuanti l'uno nell'altro....

...e' proprio come se fosse il nostro ultimo giorno...

La musica e' terminata, e, cosi' come al mattino lentamente ci siamo ridestati, altrettanto faremo ora, in attesa di una silenziosa ma irrinunciabile, sommessa dissoluzione.....

...e non potemmo che svanire, inghiottiti e risucchiati, dalla leggera brezza del mattino che sarebbe succeduto, imperioso, glorioso come non mai, al nostro ultimo, plateale atto di indissolubile amore....

 

TELEMACO PEPE (LUCA COMANDUCCI)

 

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