15-08-2003
FUGA DA RIDGEMOUNT AVENUE
...l'incontro avrebbe dovuto aver
luogo lungo gli oscuri isolati di Ridgemount Avenue, a pochi passi dal ghetto
ebraico... Il traffico quella sera era particolarmente intenso. Il freddo di
quel tardo ottobre era insolitamente compatto, ficcante, secco, sebbene non del
tutto spiacevole. Uno stato di ansia mi corrodeva il sistema nervoso centrale,
evidentemente non sarei stato in grado di aspettare un minuto di piu'...
Ero alla merce' dell'ignoto, pronto a darmi in pasto alla cinica oscurita' ed alla piu' severa ed incalcolabile incertezza... La nebbia scendeva sempre piu' fitta, ricordo un silenzio assurdo solo occasionalmente disturbato da qualche clacson a poche centinaia di metri, dove si trovava la Statale 456 che conduceva all'Aeroporto della citta'.... L'agente Donnington era gia' in ritardo di 10 minuti rispetto a quanto concor-dato al "Feeble", un locale malfamato gestito da gangsters ed ex-galeotti, ed animato da cameriere in abiti succinti, anch'esse dal passato alquanto dubbioso… nonche' puntualmente “cosparso” dai piu’ disparati precedenti penali... (codeste cameriere altro non erano che prostitute occasionali pronte a concedersi a chiunque ed in qualsiasi momento, dietro munificenti corrispettivi offerti dai clienti del "Feeble"...)... Insieme avremmo dovuto attendere l'arrivo di un informatore, tale Manuel "Frisco" Carrasco, un ex-spacciatore e rapinatore di banche, ora convertitosi all'ordine tutorale della legge, riciclandosi di tanto in tanto come prezioso "suggeritore" circa succulenti dettagli concernenti le piu' improbabili cosche malavitose sparse in tutta la Contea di Lynn-Gloucester-Berry.
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Niente da fare... Di Donnington e
Carrasco nessuna traccia. La mia assai auspicabile vana attesa ingrassa sempre
piu' il mio stato di progressiva insicurezza ed angoscia... e' come trovarsi
ingabbiato in un labirinto del quale si conosce l'uscita, ma del quale
altrettanto NON si e’ a conoscenza di cio’ che, in effetti, si possa celare
dietro le fitte, imponenti pareti che lo sorreggono... D'improvviso uno
sparo!!... Vedo un lampo scalfire il buio in mia direzione... le mie orecchie
tutto d'un tratto divengono incredibilmente sensibili: non odo che il nulla, gli
echi di clacson in leggera lontananza sfioriscono gradualmente, e' come se mi
fossi immerso in una inedita dimensione, senza piu' avvertire sensazioni legate
a spazio e tempo.... Ora e' chiaro: sono in pericolo. L'assassino mi ha teso una
trappola... Io... in semplice spasmodica attesa di risvegliarmi da questo ben
poco promettente sogno.... ma NON E' un sogno..... E' pura, drammatica, sincera
realta'.... Ancora un altro sparo, avente
la stessa diabolica espressivita' di una lama ghiacciata fatta scivolare
velocemente sulla mia nuda schiena.............. Poi... poi due spari in
successione....
Non c'e' altra soluzione: fuggire.
La lunga corsa e’ appena
cominciata, la mia schiena sudata e la mia camicia gia’ in odore di appiccicaticcio,
cerco di boicottare i miei sottilissimi nervi lasciandomi accompagnare
dal rumore assordante di qualche brusca sterzata, il traffico locale e’
l’ideale contrappunto alla mia latente, sempre più destabilizzante nevrosi,
il sali-e-scendi e’ continuo, spossante, una macabra ombra mi si e’
“attaccata” alle caviglie, sembra quasi possa “mordermi”,
mentre le mie gambe svettano da piccole porzioni di prato a schegge di
parco, falciando la nebbia sempre piu’ fitta
ed imponente … nessuno a cui chiedere aiuto, e nessun cespuglio dietro il
quale poter gridare il proprio terrore, un terrore strozzato, terrore
“figlio” di una notte perversa senza colore alcuno… non sono altro che una
ordinaria vittima prigioniera di un sadico sogno, onirica ossessione, macabre
visioni, spacciatori e magnaccia, selvaggi lungo la corsia di emergenza, e
bambini stretti nella morsa di madri che potrebbero essere assalite e violentate
da un secondo all’altro, la nebbia confonde e schiarisce, poi confonde di
nuovo, per un attimo scompaio, riappaio, la mia sagoma quasi impercettibile,
vengo sporadicamente divorato, risucchiato dal grande manto bianco… Alla fine
del tracciato stradale ecco i miei occhi sbattere contro le luci al neon viola,
appena sbiadite e deformate dalla nebbia, di un vicino “Pronto Soccorso”,
adiacente all’Ospedale della citta’.
Il mio ardente desiderio di poter
condividere, scambiare il mio sudore di fuggitivo braccato con quello di giovani
infermiere e dottori, anch’essi costretti da brevi scatti ed affanni al
servizio di pazienti in pericolo di vita, sembra potersi spegnere da un momento
all’altro… e non ritornare mai piu’.
Sono le 21:15, e sono appena giunto
all’ingresso dell’Ospedale. Qui incontro una giovane assistente, laureanda
in Medicina, conosciuta appena pochi mesi prima, la quale rimane piuttosto
sconcertata dal mio stato psico-fisico: la mia fronte gronda sudore, sono
semplicemente distrutto da tutti quegli, apparentemente infiniti, scatti lungo
l’erba resa umida dalla fittissima nebbia… Vengo accolto con ammirevole
tatto ed accompagnato ai piani superiori, dove la mia “fradicita’’” ed
insopportabile “senso di appiccicaticcio” potranno essere mischiati ai
soffici, innocui sorrisi di qualche vecchietto in attesa del responso dei propri
esami, o, casomai, sommersi dai candidi occhi di una giovanissima fanciulla, nei
quali potermi immergere contemplando la morbida, accattivante soavita’ dei
suoi scuri, armoniosi capelli.
L’assassino mi appare, ora, come
oscura figura sempre piu’ distante e remota, … sebbene il mio stato
apprensivo subisca continue accelerazioni, e le mie digressioni oniriche vengano
minate da costanti minacce al cui centro si spargono come echi individui
deviati, accompagnati in uno sporco e corrotto sentiero da spacciatori di
incubi, stupratori di folle e giovani uccisi dallo loro stessa pazzia………
TELEMACO PEPE (LUCA COMANDUCCI)
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